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I Sassi d’autore

La seguente è una breve intervista a un artista interessante, conosciuto da me attraverso il suo account Instagram. Vi consiglio anche di andare sul suo sito personale, rimarrete di sasso!

Come ti è venuto in mente questo modo di creare arte?

R: Questa cosa mi piace definirla come l’evoluzione di un gioco, perché è nata giocando in riva al mare in una spiaggia di sassi che abbiamo qui a Fano sulla Riviera Adriatica. Dopo un’estate passata e creare e fotografare sul lettino per poi disfare tutto, mi è venuta l’idea di portarli nel mio laboratorio da artigiano, preparargli un fondo e farli diventare dei quadri. Da lì a poco è nato il nome Sassi d’autore.

E come ti piace chiamare questo tipo di creazioni?

R: Sassi d’autore 😉

Raccogli i sassi già pensando all’opera o prima li raccogli e in base a quello che hai crei?

R: Il quadro è quasi sempre ispirato da un sasso “chiave”.

Quindi diciamo che da un sasso ti viene in mente il quadro?

R: Esatto. I sassi restano inalterati, non lavorati. Solo assemblati.

Dove vai a raccogliere i sassi? Esci per delle vere e proprie “sessioni di raccolta” o prendi quelli trovati per caso?

R: Vivo il mare estate ed inverno… dove ne trovo la maggior parte.
Ma ovunque mi capita un sasso particolare lo porto con me 😉

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interventi, Intervista

Skim e suoi Kaos Armonici

La seguente è una brevissima intervista a SKIM, un artista dallo stile veramente particolare.

Io l’ho conosciuto grazie al suo account Instagram skim_graffiti, che vi consiglio caldamente di seguire. Se volete approfondire invece vi lascio anche il link del suo sito, www.skimart.it

Dopo la doverosa introduzione vi lascio alle domande.

Vedo che hai uno stile particolarissimo. Cosa te l’ha, per così dire, ispirato?

R: Allora innanzitutto io vengo dal mondo dei graffiti. Poi avendo fatto l’istituto d’arte e successivamente la scuola di comics, ho uno stile fumettistico cartoon, graffiti e pop. Ho sempre disegnato.
Definisco il mio stile “Kaos Armonico”. Tutto parte sempre dal disegno e nell’incasinare il tutto cerco di armonizzare. Disegno e dipingo così da sempre. Poi ovviamente Picasso, Debuffet e Van Gogh.

Ci sta una tua opera della quale vai particolarmente fiero?

R: Per i graffiti, quelli che ho fatto per diverse scuole e ospedali in Toscana.

Per la pittura forse le ultime opere, perché sono il frutto di un percorso di crescita. Che non si deve interrompere.

Parli di un percorso di crescita. Da quanto dura questo percorso?

R: Boh. Diciamo che i kaos si stanno evolvendo, nei quadri incasinati prima erano più a disegno fumettistico, adesso li vedo più in chiave pittorica. I primi kaos sono del 2004.

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interventi, Intervista, Rap

Rap Zeppelin’ – Errore

La seguente è la seconda parte di una breve intervista ad un giovane trio di rapper. Si chiamano Rap Zeppelin’ e sono composti da Ivan detto “Benzyh”, Johnny “Matrice” ed Angelo “NGE”.
Per quanto riguarda strumentali, missaggio e mastering dei pezzi l’artefice invece è Benzyh, che di fatto ricopre un ruolo molto importante. Invece la copertina del loro primo ep (l’immagine dell’articolo) è una loro creazione al completo.
Il loro primo ep, Rap Zeppelin’ omonimo al trio, è uscito il 15 gennaio. Andatelo a sentire perché merita, questo è il link rapzeppelin.bandcamp.com.

Angelo come al solito ha esordito:

Per me, il brano sull’errore ha rappresentato una sfida più degli altri due: poiché avevamo deciso di alternarci ai ritornelli dei tre pezzi in modo da variare la struttura dell’album, toccava a me occuparmi del ritornello del secondo pezzo ed io non sono mai stato bravo ad immaginare i ritornelli. Però, in fondo, questa situazione riassumeva perfettamente lo spirito delle conversazioni che Ivan, Johnny ed io abbiamo spesso intavolato: a volte, più che l’esistenza effettiva di un errore, la sola prospettiva di sbagliare è un deterrente sufficiente a far vacillare la volontà, a paralizzare l’azione. Razionalmente, sappiamo bene che l’errore è il momento dialettico che precede la risoluzione, può essere addirittura un momento di arricchimento se considerato dal punto di vista giusto: ma, più realisticamente, credo che se siamo stanchi dai troppi tentativi infruttuosi è più facile rinunciare e convincersi che ci si è risparmiati una fatica. La mia risposta personale l’ho immaginata un sacco di volte e finalmente me la sono data in questo ritornello, che ho scritto ripetendomi che non ero in grado né di scriverlo né di eseguirlo. Ho cercato di divertirmi, con leggerezza, e di sperimentare qualcosa di esterno ai miei limiti, ma soprattutto ho anche avuto la fortuna di trovarmi insieme alle persone giuste. E così un errore dato per certo è diventato davvero una potenzialità, l’anticamera al lieto fine.

Il buon Benzyh ha proseguito così:

Salve a tutti, mi ritrovo d’accordo con Angelo, abbiamo più volte parlato di queste argomentazioni, abbiamo cercato un lato positivo nell’errore, cercare qualcosa da imparare da qualcosa che ho sbagliato dal mio punto di vista al fine di evolvere, crescere. Condividere i pensieri con l’ascoltatore come se volessimo trasmettere ciò che abbiamo vissuto e capito, un po’ come succede per tutti i nostri pezzi.

Questo invece quel che ha detto Matrice: 

In questa traccia mi sono focalizzato sulla scelta, più dell’errore in sé. La mia, in questo caso, vuole essere una pausa, una sospensione nel vuoto come in una scalata quando ci si riposa: guardo i miei compagni di viaggio e considero il tempo messoci per salire, mi godo poco il paesaggio perché torniamo subito alla nostra scalata concettuale e ideale, animica se volete, tutto metaforicamente. “Tutti compatti siamo più forti”, scrivo, perché oggi a mio avviso l’errore sta nel non schierarsi e, soprattutto artisticamente parlando, isolarsi in quella torre d’avorio che sono il successo e la gloria materialistica. Lo spazio all’immaginazione per un scalata di sé in salita, un costante superamento contro un nemico insidioso come quello della presunta “divina indifferenza” dell’artista che non scende in campo per comodità, al di là di come suona o risuona la sua canzone. E va sottolineato che la realtà da cui noi 3 veniamo come rappers è quella della provincia, dove è facile atteggiarsi a star della scena, a vip, per via delle sole migliaia di visualizzazioni al cospetto delle centinaia in meno di questo o quel veterano, che a suo tempo ha spinto con onore e ha pure smesso magari…Ma a quanto vedo, lo scenario è questo un po’ ovunque in giro…

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Intervista, Rap

Rap Zeppelin’ – Luce

La seguente è la prima parte di una breve intervista ad un giovane trio di rapper. Si chiamano Rap Zeppelin’ e sono composti da Ivan detto “Benzyh”, Johnny “Matrice” ed Angelo “NGE”.
Per quanto riguarda strumentali, missaggio e mastering dei pezzi l’artefice invece è Benzyh, che di fatto ricopre un ruolo molto importante. Invece la copertina del loro primo ep (l’immagine dell’articolo) è una loro creazione al completo.
La data di uscita del loro primo ep, Rap Zeppelin’ omonimo al trio, è fissata per oggi 15 gennaio. Andatelo a sentire perché merita, rapzeppelin.bandcamp.com.

In questa prima parte andremo ad affrontare il primo brano di questo ep, Luce.

Angelo NGE ha commentato così

Dunque, comincio io: paradossalmente, questa è stata l’ultima traccia che abbiamo registrato. A livello tematico, abbiamo scelto di esplorare la luce ed in effetti è stato un po’ come arrivare in fondo ad un percorso e trovarci un lieto fine. Per quanto riguarda me, il momento in cui ho iniziato a scrivere la mia strofa è stato il momento in cui ho realizzato che stavamo creando qualcosa di nostro, semplicemente perché avevamo deciso che volevamo farlo. È stato questo, a rendermi felice: l’essere arrivati insieme alla fine di un percorso che avevamo deciso di fare semplicemente perché ci andava. Credo sia stato questo stato d’animo a dare forma alla mia parte di testo: cercare di spiegare la luce razionalmente, elencando i suoi fenomeni, ma è una cosa che si può capire solo sperimentandola direttamente.

Invece questo è quanto detto a riguardo da Benzyh

Come diceva anche Angelo questa è l’ultima traccia che abbiamo registrato, la scelta di metterla per prima nella tracklist è stata mia ma in realtà ancora non ne abbiamo parlato, il motivo è che vedendo un EP come valore d’insieme ho voluto sfruttare il titolo della seconda traccia (che sarebbe comunque rimasta invariata per ordine di tempo) per invertire proprio questo ordine ( luce è stata registrata per ultima e il sogno per prima) e sottolineare che le regole possono essere cambiate con uno sbaglio (che molto spesso è la cosa giusta), in ogni caso provvederemo per la tracklist definitiva tutti assieme. La luce per me è quello che stavo facendo in quel momento (scrivere) , il condividerlo con i miei amici, vivermi quel momento e lanciare un messaggio per il futuro con ciò che ho potuto capire fino a questo momento della mia vita, è una visione personale degli andamenti generali con le sue possibili (o impossibili) soluzioni, mettere in evidenza ciò che l’uomo fa prima di andare via da questo mondo e il potenziale di queste azioni. Vedere la luce come una vita migliore per tutti , una serenità generale, un’utopia che nel momento di feeling con il profondo sé attraverso anche gli altri, si avvera anche per un solo istante. Se tutto ciò dovesse venire a mancare, comunque comporterebbe dei cambiamenti, cambiamenti dovuti all’assenza di luce per come l’ho intesa, come un riflesso della sua mancanza (non è visto come una cosa per forza negativa).

E per ultime ma non per importanza, le parole del buon Matrice: 

La luce come richiesta di forza e come fonte di coraggio in risposta alle preghiere fatte non per forza ad entità particolari, ma a se stessi innanzitutto: questo il mio testo nella fattispecie. La luce che cerchiamo di infondere – io nel ritornello, Benzyh e NGE nelle strofe – attraverso la trattazione più conscious dei contenuti, in linea con le altre due tracce, si sposa con la visione esperienziale dell’incontro che ci vedeva coinvolti a casa mia, in un bar, in strade di città… all’aperto abbiamo trovato insieme un cammino fatto apposta per le nostre gambe, e infine siamo, come suole dirsi, usciti e riusciti a sintetizzare commenti, consigli, istinti, dialoghi e tutto come in un piccolo grande raccoglitore quale la luce in effetti è, in funzione anche dell’ombra e degli oggetti, come in una caverna.

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